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Ho un problema con mio figlio di 4 anni, e non so più come fare. Fa sempre capricci, non accetta le regole, e quando provo a spiegargliele non mi ascolta neppure. Ogni giorno mi porta ad esplodere e ad arrabbiarmi perché non rispetta minimamente quello che dico. Dov’è che ho sbagliato? Sono esausta, e mi sento un fallimento.

Stefania

Cara Stefania, mi chiede dove ha sbagliato. Vorrei davvero poterle dare una risposta chiara, spiegandole nel dettaglio le istruzioni da seguire per allevare figli perfetti, ubbidienti, educati, ma è difficile dare risposte.

Secondo Watson in base ai giusti condizionamenti ricevuti nell’infanzia, era possibile trasformare qualsiasi individuo in qualunque tipo di persona si volesse: “datemi una dozzina di bambini di sana e robusta costituzione e un ambiente organizzato secondo miei specifici principi, vi garantisco che sarò in grado di farne un medico, un avvocato, un artista, un imprenditore, un delinquente”. In realtà le cose non sono così semplici, perchè la vita reale non è l’ambiente organizzato di Watson, ma è un ambiente imprevedibile, in cui ci sono migliaia di variabili che non possono essere controllate, che possono mettere in crisi ed interferire anche nelle situazioni ottimali.

Inoltre ogni bambino è differente, unico a suo modo, e pertanto diventa impossibile pensare di fornire regole per risolvere un problema senza neppure conoscere la storia del bambino in questione, storia che comprende anche la famiglia, l’ambiente in cui vive, gli eventi trascorsi che lo hanno portato ad essere quello che è. Anche se esistono milioni di manuali che sono pieni di istruzioni e regole assolute per essere madri perfette e avere figli ben educati, la realtà è molto diversa e leggere manuali non risolve molto spesso tali problemi.

Bettelheim diceva, “il genitore deve risolvere i problemi via via che gli si presentano, e deve risolverli a modo suo, altrimenti la soluzione non andrà bene nè per il bambino, nè per lui (…). Quand’anche un genitore riuscisse a seguire il consiglio, il suo comportamento diventerebbe artificioso, meccanico.”

Spesso dare regole preconfezionate ad un figlio che noi stessi non condividiamo fino in fondo in modo artificioso non solo è poco utile ma rischia di peggiorare la situazione mandando in confusione il bambino e screditando così la nostra autorevolezza nel momento in cui non riuscissimo a portare avanti la cosa in modo autentico e coerente.

Detto ciò, l’essere genitore è, come si dice, uno dei compiti più difficili dell’esistenza, in grado di mettere in crisi la maggior parte delle persone. Saper dosare regole e libertà, dipendenza ed autonomia non è facile, giacché si rischia di sfociare nell’autoritarismo oppure, all’opposto, nell’eccessivo permissivismo. Sapere dare dei limiti ai propri figli è uno dei compiti fondamentali dei genitori, e in questa possibilità sta racchiuso il significato profondo della capacità di poterli e saperli educare.

Costruire dei limiti, attraverso l’acquisizione delle regole è necessario, purché queste ultime non ledano e non annullino l’individualità e la libertà dei propri figli. Sin dalla nascita il piccolo ha infatti bisogno di un intervento costante da parte degli adulti, in grado di contenere, regolare e instradare le sue richieste, le spinte evolutive, i suoi impulsi ancora molto istintivi. Questo significa per l’adulto, nel quotidiano, saper mantenere una certa fermezza educativa, nel pronunciare un “no” e riuscire a mantenerlo in maniera risoluta. Eppure spesso questo ruolo educativo viene disatteso. I motivi possono essere molteplici, dai più concreti a quelli legati alla sfera intima di ciascuno: per stanchezza, comodità, a causa dei sensi di colpa, o per la paradossale mancanza della capacità di sostenere il ruolo di adulto nei confronti di un piccolo (quanto spesso si sente dire “mio figlio ed io abbiamo confidenza come fossimo amici”?, e non si tratta di un’attitudine che emerge all’improvviso con l’adolescenza, ma si costruisce già da quando il figlio è relativamente piccolo).

E’ importante quindi essere sicuri del nostro ruolo di genitori, mettendo da parte la paura di sbagliare. I bambini hanno bisogno di adulti centrati sul loro compito educativo. Sempre Bettelheim diceva, “il modo in cui un genitore vive un evento cambia tutto per un bambino, perchè è in base al vissuto del genitore che egli si crea la propria interpretazione del mondo”.

Quindi Stefania la domanda che dovremmo porci è quale messaggio sta inviando suo figlio con questo comportamento? I nostri figli e il loro comportamento oltre a componenti individuali sono anche lo specchio di ciò che vivono e di quello che gli trasmettiamo con il nostro essere. Lascio rispondere a te a queste domande, importanti per il tuo agire educativo, per ricentrarti e capire il punto sul quale lavorare.

Dott.ssa Di Giulio Simona

Counseling Albano Laziale