autolesionismoLa costruzione della vita passa attraverso un percorso che vede interagire tra loro fattori bio-psico-sociali, i quali uniti vanno a determinare un inscindibile connubio tra mente e corpo per poter acquisire la capacità di comprendere se stessi e gli altri. Da un punto di vista mentale, è necessario aver sperimentato relazioni adeguate, stabili, di appoggio emotivo all’interno della sfera familiare durante il percorso di crescita.

Ogni individuo può pervenire ad uno sviluppo psichico sano se durante il percorso di crescita viene guidato dalle figure genitoriali in maniera adeguata ed equilibrata. I genitori infatti sono chiamati a svolgere la fondamentale funzione di guida e di comprensione dei bisogni del proprio figlio, ma al contempo, devono essere in grado di facilitare il percorso di emancipazione ed autonomia del figlio che cresce, lasciandolo libero di sperimentarsi in modo autonomo: bilanciare e modulare questi elementi risulta sempre più di frequente un’impresa complessa.

Allo stato attuale, sempre più facilmente emerge negli adolescenti la paura di non essere amati, di non riuscire a farsi accettare dal gruppo dei coetanei, timore che si lega a sensazioni di inadeguatezza e inferiorità. Spesso vediamo ragazzi in grado di compiere sforzi disperati per evitare abbandoni reali o immaginari e la percezione della separazione o del rifiuto possono portarli a profonde alterazioni dell’immagine di sé, profonda alternanza dell’umore, fino all’acting-out.

La profonda incapacità a percepire le sensazioni e le emozioni provenienti dal corpo, spiega il tentativo, inadeguato ed esasperato, di “risvegliare” un corpo non percepito, anche attraverso forti agiti (automutilazione, sessualità promiscua, assunzione di sostanze d’abuso).

Come avviene “l’uso massivo” del corpo e perché? Il corpo, e quindi la via somatica, sembra costituire l’unico canale di espressione degli stati affettivi, le somatizzazioni traducono l’incapacità “a vivere”, ad elaborare emozioni dolorose procurate da livelli di frustrazione che per l’adolescente risultano intollerabili. L’unico segno tangibile resta il grado di dolore unito ad un’angoscia incomprensibile per gli altri.

La fase adolescenziale, come sappiamo,  riattiva potenti angosce legate alla relazione: soprattutto in questa fase della vita le relazioni sono totalizzanti e le separazioni sono disperanti.

E’ importante riuscire a dare un significato agli agiti, ormai troppo frequenti negli adolescenti, che talvolta assumono caratteristiche drammatiche quando non fatali. Lo scopo sembra essere sempre lo stesso, cioè prevenire l’abbandono. In tale quadro il corpo si trasforma in un punto di riferimento utilizzato in maniera “paradossale”.

Dott.ssa Maria Assunta Spina

Psicologa psicoterapeuta di Albano laziale