genitori-affido-condiviso-responsabile-civileBuongiorno, Dottoressa.

 

Avrei una curiosità per quanto riguarda il tema dell’affidamento dei minori.

Nell’ipotesi di dissoluzione del nucleo familiare, sulla decisione giudiziale circa

l’affidamento di un figlio minore, può incidere il rapporto litigioso tra i due genitori?

 Grazie.

 Massimo

Buongiorno.

Attualmente, in ipotesi di separazione e divorzio dei coniugi, il regime ordinario e principale di affidamento dei figli minori è l’affidamento condiviso, pur persistendo alcuni residuali ed eccezionali casi, nei quali si impone di optare per il più rigido regime dell’affidamento esclusivo, a favore di uno solo dei genitori.

Uno di questi casi, secondo parte della Giurisprudenza, è costituito dall’elevata litigiosità tra i due genitori: infatti, l’intensa e continuativa conflittualità, l’accesso antagonismo ed una insuperabile contrapposizione tra le figure genitoriali, costituiscono evenienze in grado di cagionare gravi pregiudizi per la serena crescita dei minori, con conseguenti patologie psicologiche, timori, ansie, insicurezze, nonché problemi relazionali ed affettivi per i bambini, incolpevoli protagonisti loro malgrado, di tali problematiche e gravose dinamiche relazionali fra i coniugi, loro genitori.

Peraltro, proprio la Suprema Corte di Cassazione precisava nel 2011, che l’affidamento condiviso presuppone fra i genitori un accordo sugli obiettivi educativi, una buona alleanza ed un profondo rispetto dei rispettivi ruoli, requisiti questi, essenziali per un coesercizio sereno ed equilibrato della responsabilità genitoriale e per lo più insussistenti, ove vi sia un intenso grado di litigiosità fra genitori.

Ovviamente, la scelta del residuale regime dell’affidamento esclusivo può giustificarsi, allorché proprio la conflittualità tra genitori possa concretamente pregiudicare la serenità e lo sviluppo psicologico del minore, da valutarsi in relazione alla singola e specifica fattispecie concreta, congiuntamente agli ulteriori e necessariamente coesistenti profili della capacità del genitore affidatario e contemporanea inadeguatezza del genitore, al quale l’affidamento condiviso viene negato.

Condividendo ed aderendo a tali orientamenti giurisprudenziali, anche recentemente il Tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi sulla separazione dei coniugi, stabiliva espressamente che l’affidamento condiviso vada escluso, allorché uno dei due genitori non riesca ad intrattenere con l’altro alcuna forma di comunicazione e collaborazione, nemmeno al fine di provvedere al superiore interesse della prole e quando vi siano atteggiamenti estremamente collerici, rabbiosi ed iracondi, anche coniugati alla incapacità di interpretare con equilibrio ed obiettività la realtà: in tal caso, si ritiene maggiormente opportuno ed adeguato, per l’interesse della prole, il regime dell’affidamento esclusivo.

Uno strumento atto a prevenire o risolvere le descritte dolorose conflittualità interpersonali, nel momento della crisi e della dissoluzione del nucleo familiare, è costituita dalla mediazione familiare, ossia da un percorso di assistenza alla coppia, attraverso il quale i coniugi vengono aiutati e sostenuti nella gestione delle difficoltà emotive, economiche, gestionali etc., connesse allo scioglimento del legame coniugale, soprattutto al fine di coadiuvarli e permettere loro di esercitare in modo equilibrato e sereno, il diritto alla cogenitorialità, nel pieno e superiore interesse della prole e giungere ad una solida e soddisfacente condivisione e compartecipazione nelle scelte e nelle soluzioni più idonee alla realizzazione dei bisogni familiari e dei figli, in particolare.

Avv. Vanessa Bordi

Avvocato di Albano Laziale